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Giovedì 2 giugno 2022

Le pietre sono i nostri compagni di vita più anziani e sono insegnanti muti. Se ci interessiamo ad esse, esse vivono.”

Johann Wolfgang von Goethe

Prun è uno dei paesi dell’alta valle di Negrar di Valpolicella, la più vasta delle tre valli che costituiscono la Valpolicella.
Il nome compare nel 905, il suo toponimo, che in passato veniva chiamato anche Prun, Pruno, Prunus, secondo alcuni autori deriva probabilmente da Preun – Preoni (grossi massi) oppure da preare ( cave di pietra), per altri invece sembra derivi da Prunus, pruno.

La caratteristica principale di Prun sono le sue cave in galleria.
Le cave di Prun, disposte sul versante orientale del monte Robiago, si estendono per oltre due chilometri. Sono state interamente scavate a mano, dalla mano esperta dei cavatori locali, che hanno utilizzato il loro prodotto trasformando la collina in una maestosa cattedrale.
Non più sfruttate a partire dagli anni 50, hanno avuto usi diversi: da deposito di materiali a fungaie.

Prun fu comune dal 1798 fino al 1928 e comprendeva le frazioni di Torbe, Mazzano, Fane, Giare, Vaggimal, Cerna e Corrubio.

Intorno agli anni venti il comune di Prun istituì una scuola d’arte che formava gli scalpellini locali insegnando loro disegno, ornato e scultura.
Ciò, unito ad una professionalità radicata e sensibile, ha fatto di loro dei grandi maestri artigiani.
Le attività principali sono sempre state l’estrazione e la lavorazione della pietra insieme all’artigianato in genere e ad una vocazione turistico-ristorativa ed alberghiera consistente fino agli anni 60.
Marginale ma di grande qualità l’agricoltura, con la coltivazione della vite e del ciliegio, accompagnata da piccoli allevamenti.
Una cosa che contraddistingue Prun è l’acqua: ci sono ben undici sorgenti.

Prun paese della pietra, paese di pietra. È facile notare come le case siano per la maggior parte in pietra e insieme a loro i muri di sostegno ai terreni e le delimitazioni delle proprietà. Inizia qui il tipico paesaggi architettonico della Lessinia.

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